RISVEGLIO DI PRIMAVERA

un progetto di Gabriele Vacis

Note di regia

Nel Risveglio di primavera ci sono Moritz, Melchior, Wendla, Hänschen, Ilse, Martha, appena quattordici anni a testa. E intorno a loro, insieme a loro, c’è una generazione che non sa di essere persa. Come tutte le generazioni di adolescenti.
Gli adulti sono muti, non hanno le parole per reggere il cambiamento che sta arrivando, e quando parlano non sanno cosa dire, e fanno guai.
I ragazzi sentono il loro corpo cambiare, il risveglio del titolo anima i loro sogni e le loro paure, non ci sono maestri che possano insegnargli come si fa a sopravvivere.
E così il sesso, lo stupro, l’aborto, l’omosessualità e il suicidio vanno a braccetto con i compiti di matematica, i nastri rosa da passare nelle camicie, i nontiscordardimè da cogliere al fiume. È una tragedia di ragazzi – come dice il sottotitolo – e in questa tragedia si riflettono tutti gli spettri di un Novecento che stava arrivando.
Fino al nostro nuovo millennio che protrae all’infinito le adolescenze.

Quando Frank Wedekind ha scritto Risveglio di primavera, tra il 1890 e il 1891, avevano tredici anni Stalin, Albert Einstein, Robert Walser, Lev Trotsky, Paul Klee. Ma nei suoi personaggi tredicenni di allora – abbiamo scoperto – splendono gli stessi dolori dei tredicenni di oggi, i ragazzi nati nel 2008, che ascoltano Billie Eilish e XXXTentacion, che sanno cos’è una crisi economica perché ci sono nati dentro, che possono sapere le cose del mondo perché il mondo non finisce nel bosco fuori la loro città, perché quei confini non esistono più. Ma c’è chi continua ad erigere muri sempre più alti.
Com’è possibile che questa Germania di fine Ottocento sia così vicina a noi? Com’è possibile che Frank Wedekind abbia visto tra le maglie del tempo i suicidi dei ragazzi, l’educazione sentimentale ancora oggi inesistente, il dolore di chi “recita la parte di Barbablù”?

Con questo spettacolo cerchiamo di restituire lo stupore di questa scoperta. E, insieme, la vita che scorre nei giovanissimi attori, i sogni che ognuno di loro porta con sé, dopo tre anni di vita trascorsi insieme, dal mattino alla sera.
Questo Risveglio di primavera non nasce nel mese di creazione che ha preceduto il debutto del saggio. E non nasce neanche nei mesi prima, quelli in cui abbiamo studiato il testo, lo abbiamo tradotto, riscritto, indagato. Nasce da tre anni di dolori, gioie, desideri, speranze, a volte esaudite a volte disilluse. Nasce da quei giorni di ottobre 2018 in cui i ragazzi si sono incontrati per la prima volta, per provare insieme a essere attori. E così, insieme, hanno dato alla luce questo spettacolo.

In tutti i sensi, visto che non ci sarà buio in sala.

Proviamo a guardarci negli occhi veramente.

Proviamo a portare in scena i corpi e le voci, un organismo vivente.

Proviamo a tornare vivi insieme, “lasciando tutto splendere”.

Questo spettacolo è nato come saggio di diploma della classe 2018/2021 della Scuola del Teatro Stabile di Torino/Teatro Nazionale. È stata l’ultima classe in cui tutti gli allievi sono nati nell’altro millennio.

Gabriele Vacis